martedì 3 gennaio 2012

Torna via

E mentre affondi le tue dita nel mio fegato,
e stringi e torci per vedere quanto so gridare,
io mi domando ancora cosa di quel sabato
non ho capito. Cosa c'era poi davvero da capire?
E tu continui con pazienza a masticarmi.
Ed io vorrei che la tua fame non finisse mai...

E come faccio a venir fuori da stanotte,
se tu sei un'alba in cui si perdono persino i girasoli?
Quale sei fra queste stelle maledette?
Tieniti gli occhi, i nervi, le ossa ma ridammi le mie ali.
E ti divertono i miei rantoli e i miei versi
ed io vorrei che il tuo sorriso non finisse mai...

Ma ora torna.
Ora torna, torna via da me.
Dentro il giorno senza tempo in cui non c’eri,
all’inizio dei discorsi e dei pensieri.
Ora torna via da me.

E quanto è grande il posto che non hai voluto,
in questo mare senza spiagge di lattice e cotone.
Neppure il vento qui ti avrebbe mai sfiorato,
perché anche lui è troppo vecchio e se n’è fatta una ragione.
Io non riesco, sono ancora così piccolo,
per i silenzi in cui sai seppellirmi tu.

E lavo l’ultima mia maglia che hai abbracciato,
sporca dell’ultima parola che hai deciso di sputarmi.
E ora bevi quel che resta del mio fiato,
perché quel tuo profumo assente non la smette di bruciarmi.
E soddisfatta guardi spegnersi il mio sguardo
e allora io vorrei che il buio non giungesse più.

E ora torna.
Ora torna, torna via da me.
Dentro il giorno senza tempo in cui non c’eri,
all’inizio dei discorsi e dei pensieri.
Ora torna via da me.

lunedì 21 marzo 2011

La breve storia di un incantesimo (prologo)

Per strada, incontrai un altro viandante. Lui viaggiava da immemorabile tempo, sicuramente, da molto più di me. Infatti aveva lo sguardo stanco, la schiena curva e un silenzio impenetrabile. Quando gli chiesi dove stesse andando, finalmente alzò gli occhi e mi disse: "io vengo soltanto da molto lontano". E io capii che, dovunque fosse diretto, anche lui viaggiava dalla parte sbagliata.
Ci mettemmo a parlare, per mesi e mesi, chilometri e chilometri. Io nella mia lingua, lui nella sua. E una volta accadde un prodigio. Forse fu perché decidemmo di capirci intimamente, o perché casualmente parlammo delle stesse cose ma con parole diverse. Fatto sta che il prodigio accadde e in un attimo le nostre voci di fusero in una, illuminando la notte. Chi assistette, restò abbagliato e muto. Sgomento e affascianto. E comprese cose che non aveva mai potuto comprendere prima. Fu l'incontro di due passati e di due dolori.
Poi un giorno, pur seguendo la stessa dannata direzione, le nostre strade si divisero. Io, prima di andare, gli chiesi in regalo un po' della sua lingua, per provare a fare di nuovo l'incantesimo di quella notte. E lui, come sempre senza parlare troppo, mi regalò nove gemme di papavero e mi disse: "che tu possa, con queste, avere abbastanza luce da guardare più a fondo nella tua storia". Non volli ringraziarlo e neanche salutarlo. Perché chi va dalla parte sbagliata, prima o poi, si ritrova.
Se doveste incontrarlo in questi versi che seguono, sappiate che lui si chiama Mario Gabriele.

Foglia di capelvenere

Andrea è bella
Andrea ama.

Vive nel sole
dei davanzali e delle terrazze
tra i gerani e le campanule.

E' silenzio di chiostri francescani
tasto in fiore di pianoforte
nuvola d'alba e aurora.

Se piove non apre l'ombrello.

Sotto la pergola
nelle notti d'agosto
aspetta il tuono e il fulmine
il fragore e l'incendio
per spettacolo di cielo.

Andrea si dice kantiana per estetica
ma nel pensiero è agnostica.

E' di elegante filosofia
ha scrittura vaporosa
è cupola abbagliante di cattedrale.

Se esce non annuncia il ritorno.

Ascolta gli occhi dei randagi
le ali stanche delle rughe
il sorriso delle spose bambine.

Indaga il buio delle cantine
dei cortili deserti
delle anime desolate.

Andrea distilla unguento per ogni dolore
sa d'essere discorso soave.

E' l'altro volto della luna
galassia impigliata tra gemme di papavero
violinista su chianche di tetto.

Non prende il taxi
non prende il treno.

Si aggira per strade
piazze
vicoli
cerca inclaustri per un bacio
è d'amore esigente.

E' fragile come foglia di capelvenere
cristallo di Boemia
luce spiovente di nembo.

Andrea se torna
torna in biciletta.

Ha radice di tutte le radici
voce di tutte le voci
sguardo di tutti gli sguardi.

E' vera
autentica
passo veloce in cerca di utopia
il nuovo sotto il sole.

Medita all'ombra del carrubo
legge i nodi del tronco
le strozzature di tenerezza.

Andrea recupera
tesse
ricama gli strappi d'amore.

Anèr andròs
Andrea
uomo
umano ed umano
l'umano che ama l'umano.

Misteriosa Andrea

vulva terrestre
di madre primigenia.

Riflessioni in versi per
Solo una bestia

domenica 20 marzo 2011

Come fame di vento

Non risuona
il passo
sui selciati dei giorni.

Anima estranea
capovolta storia.

Di parola fossile
ancora calda
presa all'incendio
d'assenza di fiati
frantumi di specchi.

Si torna al nulla
come fame di vento
per assalti
e agguati.

E non resta che accidia
su morsi di vita.
 
Riflessioni in versi per

Eterno ritorno

Rosa ottobrina
e sboccio di nespolo
a somiglianza di nubi in galoppo
su girotondo d'eterno ritorno.

Orme di sole
ciclo di luce
tra scalini bruciati
riarsi
invocano
sorsate palingeniche
dell'antico nuovo
che si avvera
senza soste
senza quiete.

Vana parola
nello spacco di roccia
per ingiuria d'attesa
allo spalanco di porte
e varchi
che inducono
ad orizzonti
a belle città.

Riflessioni in versi per
La pausa

Incedere lento

Capo Nord
altezza del mondo.

Incedere lento
nella scrittura
d'indice divino
e attrazione celeste
d'acque marine
querce
criniere
pareti verticali
meli maestosi.

Nessun acciaio
nello scavo di bosso
soltanto sguardo e idea stordita
in furto d'anima.

Oltre la siepe
di suolo schiacciato
passi e passi
d'aria
e gelsomino
a scatenarsi
liberi
come volo superbo
di gravità
di terra.

Riflessioni in versi per
Sereno

Mancamento vespertino

Virilità illusa
vile
delusa
sacra per distacco
potente ed alta
separata in eccelso
adorata
venerata

potenza in atto
conclusa
definita
scandita in perfezione
di scandalo
se libera
di genere per genere.

Svilita foglia
caduta umile
nella morta stagione della pioggia
e del pianto
mancamento vespertino
prima che inverno
sputi
gelo e vuoto
facendo notte
su ogni volto

sopra un volto
volto d'Amore

Riflessioni in versi per
La mia paura